Capitolo Cinque. Leopardi: l'Essere, il nulla, l' illusione.
Introduzione. La filosofia del Risorgimento: Mazzini, Gioberti,
Rosmini, Manzoni.
Protagonista della storia del nostro paese nel secolo scorso 
stato un grande ideale, quello di dare all'Italia la libert e
l'unit politica. Allora pi noto come Rivoluzione italiana,
passato poi alla storia con il nome di Risorgimento, esso ha
coinvolto le menti migliori, interpellato le coscienze, spinto
alla riflessione, favorito un grande dibattito. Leopardi stesso fu
tutt'altro che insensibile al fascino dell'ideale risorgimentale,
come ci rivela, ad esempio, la poesia All'Italia.
Era ovvio che anche la filosofia ne fosse coinvolta. Alcuni fra i
pi noti filosofi italiani dell'Ottocento non solo s'impegnarono
in prima persona nei moti risorgimentali, ma collegarono anche le
loro riflessioni al grande ideale di come realizzare l'Italia
unita e a come superare gli ostacoli che ad esso si
contrapponevano.
Il punto di riferimento per la riflessione dei filosofi fu
soprattutto la Francia illuminista, rivoluzionaria e napoleonica:
dunque in molti casi il passaggio dall'illuminismo al positivismo
pareva del tutto logico e consequenziale. In campo politico ci
significava lottare per un'Italia unita, repubblicana,
progressista. Dei filosofi italiani del periodo orientati in
questa direzione ne abbiamo ricordati alcuni nel Quaderno
precedente (Cattaneo, Ferrar i, eccetera; vedi Quaderno terzo/2).

Ma i filosofi di maggior prestigio dell'epoca non appartengono a
questo gruppo, a cominciare da colui che fece dell'ideale
risorgimentale il senso di tutta la sua vita, Giuseppe Mazzini
(l805-l872). Le linee generali della sua attivit politica sono
troppo note perch vi si faccia cenno in questo luogo. Per quanto
riguarda le sue idee filosofiche, egli da giovane era stato un
seguace di Buonarroti (Quaderno secondo/7, Rousseau e i nemici
della propriet privata) e di Saint-Simon (Quaderno terzo/2,
Introduzione e lettura l3). Poi matur in lui l'esigenza di
reagire al sensismo e al materialismo dell'epoca e di porre la
religione alla radice della politica (in questo contesto si
colloca anche la sua nota polemica col Machiavelli). A questa sua
decisione, che ha matrici complesse (da Dante al romanticismo
tedesco) e a cui poi rester fedele per tutta la vita, si deve
buona parte del fascino che egli esercit sugli Italiani della sua
epoca.
Mazzini elabor una grandiosa interpretazione della storia. Sulla
scia di Saint-Simon, egli riteneva che l'epoca degli
individualismi si fosse conclusa con Napoleone e che il futuro
sarebbe stato caratterizzato dalla socialit. La nuova epoca
sarebbe appartenuta a Dio e ai popoli, con la sottomissione di
tutti alla universale legge del dovere. In contrapposizione
all'egoismo individualistico di stampo borghese che si stava
imponendo dopo la Rivoluzione francese, egli proponeva l'ideale
della solidariet sociale fra i membri di una nazione e dei popoli
fra loro.
Inoltre Mazzini identificava il destino dell'Italia  con quello di
Roma. Dapprima vi era stata la Roma dei Cesari, maestra di diritto
e di civilt, il centro unificatore del mondo antico. Ad essa era
succeduta la Roma dei Papi, che si era assunta il compito di
unificare spiritualmente l'Europa. Ma ormai essa aveva esaurito la
sua funzione e il papato era diventato un ostacolo al progresso.
Era venuto il tempo della terza Roma, la Roma del Popolo,
destinata a guidare la nuova rivoluzione europea e mondiale, fatta
dal popolo e per il popolo. Mazzini immaginava la nuova Roma come
la capitale di un'Italia liberata dall'oppressione dello straniero
e capace di prendere in mano il suo destino. La nazione italiana,
riconquistata la sua indipendenza e unit politica, si sarebbe poi
impegnata, anzitutto con l'esempio, a promuovere la cooperazione
con le altre nazioni per il bene dell'umanit intera. In ci
Mazzini vedeva il senso della Rivoluzione italiana (letture 1 e
2).

Oltre a Mazzini, tra i filosofi che s'impegnarono maggiormente
nell'azione politica durante il Risorgimento vi furono Gioberti e
Rosmini.
Il filosofo V. Gioberti (l80l-l852) fu anche un uomo politico di
primo piano, deputato al Parlamento Cisalpino, ministro e infine
Presidente del Consiglio nei mesi cruciali della Prima guerra
d'Indipendenza. Sul piano filosofico egli si era prefissato
l'obiettivo di confutare lo psicologismo della filosofia moderna,
la quale, fondando tutto sul soggetto, aveva perduto la dimensione
oggettiva, ontologica della realt. Inoltre la filosofia moderna
nel suo sviluppo aveva messo in evidenza quanto il soggettivismo
fosse un fragile baluardo contro la tendenza a scivolare verso uno
scetticismo senza ritorno; l' io si era dimostrato un fondamento
troppo debole per reggere il peso di tutta la realt. La strada
doveva dunque essere quella di un ritorno all'ontologia, ad una
rifondazione del vero e del bene, senza i quali l'uomo stesso era
in pericolo come essere libero, come aveva dimostrato il
razionalismo deterministico.
Gioberti osservava: se si vuole arrivare a Dio partendo dal
concetto presente nella mente umana non vi si arriver mai; 
quindi necessario ripercorrere la via del platonismo e riproporre
il realismo delle idee. L' essere non  costruito dalla mente come
sostiene la filosofia moderna, ma si rivela ad essa. L'evidenza
viene dal di fuori, s'impone alla mente, che quindi la subisce e
non la crea.
Gioberti inoltre sosteneva che l'intuizione precede il
ragionamento e quindi lo fonda e lo autorizza, togliendo cos
qualsiasi fondamento alle pretese del razionalismo di essere il
prius logico e ontologico. A questo punto egli proponeva la sua
formola ideale, che si compone di tre momenti: l'Ente 
necessariamente, esso crea l'esistente, l'esistente ritorna
all'Ente (letture 3, 4 e 5).
Convinto come gli altri filosofi che una dottrina politica debba
avere i caratteri del sapere epistemico, Gioberti elabor la sua
proposta in questo campo partendo dalla formola ideale. Il
risultato fu la sua opera pi famosa, Del primato morale e civile
degli Italiani (l842). La prima parte della formola, l'Ente crea
l'esistente, portata sul piano della politica, significava -
secondo Gioberti -  che Dio e solo Dio pu essere il fondamento di
una societ civile e quindi che la morale deve partire dalla
religione, dal cristianesimo, dalla Chiesa cattolica, dal papato
di Roma.
Dalla Roma papale era partita l'opera di civilizzazione che aveva
investito tutta l'Europa. Ma dopo Descartes e Lutero essa si era
sempre di pi allontanata dalla sua fonte di civilt, aveva
rinnegato Dio per fidarsi esclusivamente dell'uomo e poi era
precipitata nel caos, come aveva messo in evidenza la Rivoluzione
francese. Roma e l'Italia dovevano riprendere la loro opera
civilizzatrice per l'Europa e per l'umanit intera. A questo scopo
era necessario un risorgimento italiano, capace di coniugare il
progresso con la tradizione, il liberalismo con il cattolicesimo
(lettura 6).
Entrando poi nella concreta situazione del nostro paese, Gioberti
proponeva una federazione di Stati italiani con a capo il papa.
Quando egli pubblic Il primato era ancora in esilio, ma la sua
opera suscit in Italia un grande clamore e soprattutto ebbe un
attento lettore nel vescovo di Imola, il futuro papa Pio nono.
Scoppiata la rivoluzione del l848 (nel febbraio di quell'anno egli
era a Parigi e visse con grande entusiasmo gli avvenimenti della
capitale francese), Gioberti finalmente ebbe l'opportunit di
ritornare in Italia. Preceduto dalla fama che il Primato gli aveva
procurato, egli fu in grado di influenzare l'azione politica del
governo piemontese, ricoprendo anche incarichi di primo piano.
Fallito poi il suo progetto neoguelfo, repressi i moti
rivoluzionari, Gioberti si rec in volontario esilio in Francia,
dove scrisse soprattutto opere di filosofia, pubblicate postume
dal suo discepolo e collaboratore Giuseppe Massari. Di questo
periodo deve essere menzionata un'altra importante opera di
politica, Il rinnovamento politico d'Italia (l85l), nella quale,
abbandonata ormai l'idea che il papa si sarebbe posto alla guida
del moto risorgimentale dopo i fatti di Roma e la reazione di Pio
nono, egli individua due nuovi soggetti politici che dovranno
portare avanti gli ideali risorgimentali, cio il popolo italiano
e il governo sabaudo. In quest'opera inoltre egli abbandona anche
l'idea federalista per quella di un'Italia politicamente unita.
Poco prima di morire, nel suo esilio di Parigi Gioberti ebbe la
visita e l'omaggio dell'uomo politico che molto si ispirer ed in
buona parte realizzer le idee presenti nel Rinnovamento, cio il
conte di Cavour.
Gioberti mor nel l852. Nello stesso anno le sue opere furono
condannate dalla Chiesa e messe all'Indice dei libri proibiti.

A. Rosmini-Servati (l797-l855), di Rovereto, fu ordinato sacerdote
nel l82l. Al l826 si fa risalire la profonda amicizia con A.
Manzoni che durer tutta la vita. Altri importanti uomini politici
e letterati italiani dell'epoca lo considerarono la loro guida
spirituale. La sua attivit filosofica e quella religiosa non gli
impedirono di prestare la massima attenzione alla politica e alla
causa risorgimentale. Gi nel l83l Rosmini esprimeva pubblicamente
la necessit di riforme nello Stato della Chiesa; e l'attivit del
neo eletto papa Pio nono lo riemp di entusiasmo. Durante le
cinque giornate di Milano fu decisamente con i rivoltosi. Mentre
il re Carlo Alberto iniziava l'offensiva contro gli Austriaci,
trascinandosi dietro gli altri principi e numerosi volontari da
tutte le parti d'Italia, egli pubblic due opere molto innovative
e coraggiose per quel periodo, La costituzione secondo la
giustizia sociale e Le cinque piaghe della Santa Chiesa (le nomine
dei vescovi in mano al potere politico, la divisione fra clero e
popolo, l'insufficiente educazione del clero, le divisioni fra i
vescovi, la poco chiara gestione dei beni della Chiesa). Essendosi
il papa ritirato dalla coalizione antiaustriaca in quanto
l'Austria aveva minacciato uno scisma religioso, Rosmini ebbe
l'incarico di recarsi a Roma per una missione diplomatica. Lo
scopo era di convincere Pio nono a riprendere la guerra a fianco
del Piemonte contro l'Austria. Il filosofo accett l'incarico
purch la richiesta fosse mantenuta all'interno del progetto
giobertiano di un'Italia come confederazione di Stati con a capo
il papa e purch il Piemonte accettasse di firmare un Concordato
con la Santa Sede. Il papa si dimostr interessato a queste
proposte.
Intanto per la sconfitta militare di Carlo Alberto modificava
radicalmente la situazione. Il governo piemontese chiedeva di
soprassedere sul progetto federale per arrivare immediatamente ad
un'alleanza militare contro l'Austria. Il papa era divenuto sempre
pi titubante. Avendo compreso che ormai la sua missione era
fallita, Rosmini si dimise dall'incarico. Mentre si intratteneva a
Roma su richiesta del papa stesso, durante una manifestazione
popolare il ministro del governo papale Pellegrino Rossi fu ucciso
senza che nessuno si preoccupasse di arrestare il colpevole.
Spaventato dalla situazione di caos in cui la capitale era
piombata, il papa fugg da Roma. Nel tentativo di ripristinare un
minimo di ordine si pens di dare a Rosmini l'incarico di Primo
Ministro per la formazione di un nuovo governo. Egli rifiut e si
rec a Gaeta, dove intanto il papa si era rifugiato.
Arrivato a Gaeta, Rosmini consigli al Papa di tornare a Roma
senza l'appoggio di eserciti stranieri, di fare un proclama al
popolo e di mantenere la costituzione concessa nel marzo del l848.
Intanto a Roma era arrivato Mazzini, che aveva dato una svolta
agli avvenimenti: dichiarato decaduto il potere del papa, era
stata proclamata la Repubblica romana. Questi fatti produssero una
forte impressione su Pio nono e furono decisivi nel far prevalere
la linea dura proposta dal cardinale Antonelli, ascoltato
consigliere del papa e avversario politico di Rosmini. Ormai
politicamente sconfitto, il filosofo ricevette l'ordine del
governo napoletano di lasciare immediatamente il Regno delle Due
Sicilie. Egli si ritir a Stresa dove visse dal l849 e dove mor
nel l855. Intanto due sue opere, la Costituzione e le Cinque
piaghe, erano state messe all'Indice dei libri proibiti. Nel l880,
essendo papa Leone tredicesimo, vennero ufficialmente condannate
quaranta proposizioni tratte dalle sue opere. La pubblicazione di
Le cinque piaghe  stata autorizzata dalla Chiesa solo nel l966,
due mesi prima dell'abolizione dell'Indice. Della sua vastissima
produzione filosofica ricordiamo il Nuovo saggio sull'origine
delle idee (l830), Princpi della scienza morale (l83l),
Antroposofia (l838), Filosofia della politica (l838), Filosofia
del diritto (l84l-l845), Teodicea (l845), Psicologia (l850). Dopo
il Concilio Ecumenico Vaticano secondo  iniziato un processo di
piena rivalutazione del pensiero di Rosmini all'interno della
Chiesa cattolica e anche le sue opere di denuncia sono state
riconsiderate.
Tra i filosofi italiani dell'Ottocento Rosmini  forse quello che
con pi rigore si  confrontato con il pensiero europeo del suo
tempo, con l'empirismo, con il criticismo kantiano, con
l'idealismo. L'opera di Rosmini  vasta, complessa ed espressa con
una terminologia vecchia e desueta; essa va quindi riletta ed
interpretata per non essere fraintesa totalmente. Egli ha operato
un'originale mediazione fra la tradizione platonico-agostiniana e
le istanze del criticismo kantiano, con l'obiettivo di sconfiggere
l'errore pi grave del pensiero moderno: il soggettivismo
cartesiano. Un altro obiettivo della sua critica  il sensismo.
Anche se il titolo della sua opera pi famosa, Il nuovo saggio
sull'origine delle idee, farebbe pensare ad un intento
gnoseologico, il progetto di Rosmini  invece ontologico (letture
7, 8, 9, 10, 11). Partendo dall'oggettivit dell'essere ideale,
egli riguadagna una metafisica dell'essere reale e dell'essere
morale che si richiama esplicitamente al realismo di san Tommaso.
Rosmini  d'accordo con Kant nell'affermare che le sensazioni sono
la materia della conoscenza, non la conoscenza nella sua totalit.
Riguardo alle forme a-priori di Kant, egli ne critica il numero
eccessivo che riduce all'idea dell'essere. Essa, colta
intuitivamente,  l'unico a-priori della ragione ed  l'elemento
necessario di ogni atto conoscitivo.
Il posto centrale nel discorso speculativo rosminiano  occupato
proprio dalla dottrina dell' intuizione dell'Essere. L'idea
dell'Essere non  raggiunta attraverso un'astrazione, ma
l'astrazione stessa  possibile grazie all'intuizione originaria
dell'Essere. L'Essere originariamente intuito  indeterminato
perch implica in s l'inesauribile ricchezza di tutte le
possibili determinazioni  ed  il fondamento del pensare stesso
(di tutte le regole del ragionamento). Quindi non il pensiero
fonda l'Essere, ma l'Essere fonda il pensiero.
Questo Essere ideale, dapprima colto intuitivamente, in un secondo
momento diventa anche oggetto di riflessione. Ed  in questa fase
che nasce il pericolo del soggettivismo, quando il soggetto
ritiene che l'idea dell'Essere sia il prodotto della sua attivit
riflessiva. Il fatto che Kant avesse negato l'intuizione
intellettuale aveva portato il filosofo tedesco ad assolutizzare
la conoscenza di quel mondo che si manifesta nella sensibilit.
Perci egli non fu in grado di cogliere ci che per Rosmini  il
proprio dell'intelligenza, cio di cogliere intuitivamente
l'oggettivit, l'inseit dell'Essere. L'intuizione dell'Essere
ideale, che rende possibile cogliere l'Essere come qualcosa di
extrasoggettivo, esterno alla soggettivit, non prodotto da essa,
rende improponibile la svolta soggettivistica del pensiero
moderno.
Altro elemento importante della filosofia rosminiana  la dottrina
del sentimento fondamentale, con la quale egli intende dare una
soluzione al problema del rapporto anima-corpo. Il dualismo
cartesiano si basava sulla convinzione che il nostro corpo  fuori
di noi, altro da noi, extrasoggettivo, senza nulla che lo
distingua da tutti gli altri corpi che ci stanno di fronte e che
sono oggetto della nostra conoscenza. Rosmini, come Schopenhauer,
ritiene invece che noi abbiamo con il nostro corpo un rapporto
particolare, unico. Se l'uomo presta attenzione alla sua
interiorit, non pu non avere l'esperienza del sentimento
fondamentale corporeo, di cui le sensazioni non sono che
modifiche. Lo spirito sente se stesso come congiunto ad un corpo
ed in questo modo si sente come facente un tutt'uno con esso.
Per quanto riguarda la politica, Rosmini aveva posto al centro il
valore della persona e aveva colto il rischio legato
all'indebolimento dei valori morali e religiosi che avrebbe reso
il cittadino sempre pi indifeso nei confronti dello Stato.
Inoltre egli aveva compreso il pericolo insito nella speranza
vana e presuntuosa del perfettismo, che ignora la grande legge
ontologica della limitazione delle cose . Per questo il filosofo
di Rovereto aveva ribadito l'importanza della Chiesa nella vita
sociale per tutelare i sudditi contro lo statalismo e la tirannide
e contro l'astrattismo delle teorie moderne. Per essere
all'altezza di questo compito la Chiesa doveva per - secondo
l'opinione di Rosmini - compiere una profonda riforma di se stessa
cominciando dal superamento della divisione fra clero e laici e
ammettendo la necessit di un rendiconto pubblico dei suoi beni.

Lo scrittore A. Manzoni (l785-l873) si interess di studi
filosofici fin da giovane, da quando frequentava i salotti
parigini in cui dominava il pensiero degli ideologues. Uno dei
primi risultati a cui arriv la sua riflessione filosofica fu
proprio la critica al sensismo, filosofia che anche in Italia
aveva una notevole tradizione risalente allo stesso Condillac.
Manzoni osservava che questa dottrina difetta di coerenza logica
perch si attribuisce un valore universale dopo averlo ricavato
dalla sensazione, dalla quale non si pu derivare nulla di
assoluto. Il sensismo confonde la rappresentazione con l'idea, il
particolare con l'universale.
Bench i suoi studi e le sue riflessioni in campo filosofico
raramente si concretizzarono in scritti sistematici, Manzoni
sostenne sempre il primato della ragione ed il suo rapporto
diretto con la verit. Per quanto riguarda la morale, egli rifiut
il criterio dell'utilitarismo perch ritenne che i limiti della
sua conoscenza impediscono all'uomo di avere un'idea chiara di
cosa sia per lui veramente utile. Non l'utile, ma la verit, quel
grado di verit che l'intelletto  capace di conseguire,  l'unico
criterio valido che la volont accetta come guida e con cui cerca
di porsi in sintonia (lettura 12).
Interessanti le sue convinzioni sul problema dell'origine del
linguaggio. Riprendendo le tesi di de Bonald, Manzoni affermava
che il linguaggio non pu essere stato inventato dall'uomo perch
esso  composto di segni, senza i quali l'uomo non pu neppure
pensare. Il linguaggio non si fa, ma si scopre nell'usarlo.
L'influenza del pensiero francese sul Manzoni si attenu con
l'incontro con il Rosmini, di cui fu ammiratore entusiasta.
Per quanto riguarda la politica  noto che Manzoni visse con
grande partecipazione l'epopea del Risorgimento (lettura 13). Egli
riteneva che il potere politico dovesse essere inteso come potest
di servizio, legato ai limiti che l'efficacia del servizio
comporta. Sulla spinosa questione del potere temporale dei papi
Manzoni era giunto alla conclusione che nel passato esso fosse
stato ragionevole e positivo, ma nocivo al papato stesso nella
fase storica della lotta degli italiani per l'unit e
l'indipendenza del loro paese@#@#..i
